venerdì 15 febbraio 2008

Poesia di Mario Sigfrido Metalli "a mia madre"

E giunsero improvvisi i venti dell'Est,
gelidi, come un lontano amore dimenticato
non riporta il calore della govinezza,
gelidi, come l'elmo dei capelli argentei
di guerriera contro le avversità della vita,
i venti dell'Est che vengono maligni
a squassare il petto già tanto fragile
per il peso degli anni.
Qualcosa del sangue di Cristo cresce
fra rose e fiori di ciliegio, l'aria è tersa,
ma vi prego non fermatevi ad ascoltare
perché non sta parlando la Sibilla, vivere
con il segreto della morte chiuso in cuore
è assai duro, neppure il miele dell'oblio
nel lampo fugace di qualche lacrima
acquieterà la feroce sfera della mia solitudine.
Quando lancerò l'ultimo sguardo
verso l'orizzonte dei muri resi amari
dalle tarantole dei ricordi penserò a te,
e sarà distrutta la pace vespertina,
e il pensiero profanerà il cammino delle ore.
Non si può guardare indietro per sempre
eppure come non ascoltare il solitario
grido del ricordo fugace della madre
cui vollero tagliare il filo dolce
del suo vivere solitario e angustioso?
Le tue parole, a volte sorridenti,
avevano la levità della tenerezza,
solo la tua voce e le lacrime che sgorgono
nell'ombra lasciano al passaggio
solchi inevitabili.
Sentivi talora il rumore dei lontani
orizzonti come se il corpo volesse stendersi
sulla luce di tutte le stelle
per vestirsi di sfolgoranti nubi
mentre la mimosa era completamente
fiorita in splendidi grappoli
sfidando il combattimento dei secoli.
Non ci sarà più il tormento della lotta
con i frammenti dell'insonnia
ed i lacerti del sogno ad affacciarsi
dai recessi dell'arcano senza il terrore
della vertigine, cercando nei commossi
sentimenti,
abitanti perenni delle rocce abissali,
il profilo fuggevole delle cose.
Errabondo talora andrò per vecchi sentieri
dove la paura viene chiamata amica
e il cuore si frantuma in minuscole ombre:
di notte cavalca il cielo l'Orsa maggiore
- il gran carro guidato dal cocchiere maledetto -
ma non posso restare ad ascoltare l'eco
dei passi allontanarsi in un vicolo senza uscita.
Nonostante tutto tornerà l'estate
ed il suo abbagliante sorriso fascinerà
un letto vuoto
che emana soltanto freddi odori.
Inesorabile ci attende il nulla.

da: Il mondo delle solitudini
(Semar- marzo 1998)


Nessun commento: