martedì 20 maggio 2008
LA MAESTRA DI CANTO
Molti dei ricordi lieti della mia infanzia, quelli che, crescendo, hanno influenzato i miei gusti musicali, sono legati a quei pomeriggi lontanissimi nei quali ti accompagnavo alle lezioni di canto dalla Maestra Pollini e prima ancora da un’altra, di cui non ricordo il nome. Lo studio lo ricordo come un appartamento, dalle parti di piazza Vittorio, buio, polveroso di tappeti e cuscini. Non ne ho la visione, ma doveva esserci un gatto: l’ambiente era perfetto perché ci fosse. Il pianoforte verticale nero ingombro di spartiti occupava una parete, di fronte una poltrone con cuscini nella quale mi sprofondavo ad ascoltare, prima i vocalizzi e le scale, poi finalmente la romanza che in quel momento studiavi. Più frequentemente Il Trovatore, il terribile racconto di Azucena, con quel suo ritmo scandito, che l’accompagnamento del pianoforte accentuava Striii-de-la-va-a-a-a-a-mpa…. Oppure l’altra strega verdiana del Ballo in Maschera, che la tua bella voce di mezzo-soprano ti vincolava ad interpretare, ma anche Carmen, La Gioconda.
Ancora oggi mi è difficile ascoltare certe romanze, certi brani senza piangere di nostalgia di te.
Ricordo quando entrò per la prima volta in casa una radio, una piccola Geloso che si conservò per decenni. Ascoltavamo prevalentemente musica operistica che in quegli anni la Rai non lesinava, sotto forma di concerti ma anche opere intere. In casa eravamo tutti critici musicali, gente da loggione, pronti a stroncare con la prosopopea dei veri melomani qualunque difetto, vero o presunto. Della Callas si diceva che cantava con una patata in bocca, ma ne avevamo un po' per tutti.
Ancora oggi mi è difficile ascoltare certe romanze, certi brani senza piangere di nostalgia di te.
Ricordo quando entrò per la prima volta in casa una radio, una piccola Geloso che si conservò per decenni. Ascoltavamo prevalentemente musica operistica che in quegli anni la Rai non lesinava, sotto forma di concerti ma anche opere intere. In casa eravamo tutti critici musicali, gente da loggione, pronti a stroncare con la prosopopea dei veri melomani qualunque difetto, vero o presunto. Della Callas si diceva che cantava con una patata in bocca, ma ne avevamo un po' per tutti.
giovedì 28 febbraio 2008
NAPOLI 1948
Nelle intenzioni le foto avrebbero dovuto avere una scansione decrescente, dall'ultima alle prime due che ti ritraggono bambina. Ma è difficile perché non ho preparato preventivamente tutto il materiale e, come al solito, improvviso. Questa, ad esempio, porta la data 7 maggio del 1948 e non avrebbe dovuto stare qui, dopo quella del 1982. Ma tutto sommato mi piace più così, e come quando apri uno scatolone di foto e queste escono alla rinfusa, senza nessun ordine precostituito.
mercoledì 27 febbraio 2008
IL CAPPELLO DI PAGLIA DI FIRENZE
conteneva avventurosi cappelli da moschettiere con piume di struzzo, misteriosi
colbacchi di astrakan, romantici cappelli con veletta; questo della foto era sobrio ed elegante come il tuo tempo andato.
La cappelliera,
anacronistico residuo di altri tempi,
ci ha seguito in tutti i nostri spostamenti di guerra e miseria,
indifferente della sua obsoleta utilita'.
venerdì 15 febbraio 2008
Poesia di Mario Sigfrido Metalli "a mia madre"
E giunsero improvvisi i venti dell'Est,
gelidi, come un lontano amore dimenticato
non riporta il calore della govinezza,
gelidi, come l'elmo dei capelli argentei
di guerriera contro le avversità della vita,
i venti dell'Est che vengono maligni
a squassare il petto già tanto fragile
per il peso degli anni.
Qualcosa del sangue di Cristo cresce
fra rose e fiori di ciliegio, l'aria è tersa,
ma vi prego non fermatevi ad ascoltare
perché non sta parlando la Sibilla, vivere
con il segreto della morte chiuso in cuore
è assai duro, neppure il miele dell'oblio
nel lampo fugace di qualche lacrima
acquieterà la feroce sfera della mia solitudine.
Quando lancerò l'ultimo sguardo
verso l'orizzonte dei muri resi amari
dalle tarantole dei ricordi penserò a te,
e sarà distrutta la pace vespertina,
e il pensiero profanerà il cammino delle ore.
Non si può guardare indietro per sempre
eppure come non ascoltare il solitario
grido del ricordo fugace della madre
cui vollero tagliare il filo dolce
del suo vivere solitario e angustioso?
Le tue parole, a volte sorridenti,
avevano la levità della tenerezza,
solo la tua voce e le lacrime che sgorgono
nell'ombra lasciano al passaggio
solchi inevitabili.
Sentivi talora il rumore dei lontani
orizzonti come se il corpo volesse stendersi
sulla luce di tutte le stelle
per vestirsi di sfolgoranti nubi
mentre la mimosa era completamente
fiorita in splendidi grappoli
sfidando il combattimento dei secoli.
Non ci sarà più il tormento della lotta
con i frammenti dell'insonnia
ed i lacerti del sogno ad affacciarsi
dai recessi dell'arcano senza il terrore
della vertigine, cercando nei commossi
sentimenti,
abitanti perenni delle rocce abissali,
il profilo fuggevole delle cose.
Errabondo talora andrò per vecchi sentieri
dove la paura viene chiamata amica
e il cuore si frantuma in minuscole ombre:
di notte cavalca il cielo l'Orsa maggiore
- il gran carro guidato dal cocchiere maledetto -
ma non posso restare ad ascoltare l'eco
dei passi allontanarsi in un vicolo senza uscita.
Nonostante tutto tornerà l'estate
ed il suo abbagliante sorriso fascinerà
un letto vuoto
che emana soltanto freddi odori.
Inesorabile ci attende il nulla.
da: Il mondo delle solitudini
(Semar- marzo 1998)
gelidi, come un lontano amore dimenticato
non riporta il calore della govinezza,
gelidi, come l'elmo dei capelli argentei
di guerriera contro le avversità della vita,
i venti dell'Est che vengono maligni
a squassare il petto già tanto fragile
per il peso degli anni.
Qualcosa del sangue di Cristo cresce
fra rose e fiori di ciliegio, l'aria è tersa,
ma vi prego non fermatevi ad ascoltare
perché non sta parlando la Sibilla, vivere
con il segreto della morte chiuso in cuore
è assai duro, neppure il miele dell'oblio
nel lampo fugace di qualche lacrima
acquieterà la feroce sfera della mia solitudine.
Quando lancerò l'ultimo sguardo
verso l'orizzonte dei muri resi amari
dalle tarantole dei ricordi penserò a te,
e sarà distrutta la pace vespertina,
e il pensiero profanerà il cammino delle ore.
Non si può guardare indietro per sempre
eppure come non ascoltare il solitario
grido del ricordo fugace della madre
cui vollero tagliare il filo dolce
del suo vivere solitario e angustioso?
Le tue parole, a volte sorridenti,
avevano la levità della tenerezza,
solo la tua voce e le lacrime che sgorgono
nell'ombra lasciano al passaggio
solchi inevitabili.
Sentivi talora il rumore dei lontani
orizzonti come se il corpo volesse stendersi
sulla luce di tutte le stelle
per vestirsi di sfolgoranti nubi
mentre la mimosa era completamente
fiorita in splendidi grappoli
sfidando il combattimento dei secoli.
Non ci sarà più il tormento della lotta
con i frammenti dell'insonnia
ed i lacerti del sogno ad affacciarsi
dai recessi dell'arcano senza il terrore
della vertigine, cercando nei commossi
sentimenti,
abitanti perenni delle rocce abissali,
il profilo fuggevole delle cose.
Errabondo talora andrò per vecchi sentieri
dove la paura viene chiamata amica
e il cuore si frantuma in minuscole ombre:
di notte cavalca il cielo l'Orsa maggiore
- il gran carro guidato dal cocchiere maledetto -
ma non posso restare ad ascoltare l'eco
dei passi allontanarsi in un vicolo senza uscita.
Nonostante tutto tornerà l'estate
ed il suo abbagliante sorriso fascinerà
un letto vuoto
che emana soltanto freddi odori.
Inesorabile ci attende il nulla.
da: Il mondo delle solitudini
(Semar- marzo 1998)
martedì 12 febbraio 2008
La festa dei tuoi 80anni
Ieri, 11 febbraio 2008,
ricorreva il 10° anniversario della tua scomparsa ed io, figlio distratto dalla vita,
me ne sono dimenticato completamente.
Faccio qui, pubblica ammenda.
10 anni che sembrano volati, presi come siamo dalle piccole cose
di tutti i giorni.
Questa è l'ultima foto che hai consentito ti si facessi, perchè
non ti piaceva più la tua immagine, non accettavi la tua vecchiaia,
eppure
fino all'ultimo giorno della tua vita sei stata bellissima.
Ciao mamma,
ci manchi molto, anche se non lo diciamo tra noi, per quello strano pudore
che impedisce ai sentimenti di affiorare in superfice.
Ho intenzione di pubblicare qui,
perché il mondo le veda, tutte le tue fotografie.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)
