martedì 20 maggio 2008

LA MAESTRA DI CANTO

Molti dei ricordi lieti della mia infanzia, quelli che, crescendo, hanno influenzato i miei gusti musicali, sono legati a quei pomeriggi lontanissimi nei quali ti accompagnavo alle lezioni di canto dalla Maestra Pollini e prima ancora da un’altra, di cui non ricordo il nome. Lo studio lo ricordo come un appartamento, dalle parti di piazza Vittorio, buio, polveroso di tappeti e cuscini. Non ne ho la visione, ma doveva esserci un gatto: l’ambiente era perfetto perché ci fosse. Il pianoforte verticale nero ingombro di spartiti occupava una parete, di fronte una poltrone con cuscini nella quale mi sprofondavo ad ascoltare, prima i vocalizzi e le scale, poi finalmente la romanza che in quel momento studiavi. Più frequentemente Il Trovatore, il terribile racconto di Azucena, con quel suo ritmo scandito, che l’accompagnamento del pianoforte accentuava Striii-de-la-va-a-a-a-a-mpa…. Oppure l’altra strega verdiana del Ballo in Maschera, che la tua bella voce di mezzo-soprano ti vincolava ad interpretare, ma anche Carmen, La Gioconda.
Ancora oggi mi è difficile ascoltare certe romanze, certi brani senza piangere di nostalgia di te.

Ricordo quando entrò per la prima volta in casa una radio, una piccola Geloso che si conservò per decenni. Ascoltavamo prevalentemente musica operistica che in quegli anni la Rai non lesinava, sotto forma di concerti ma anche opere intere. In casa eravamo tutti critici musicali, gente da loggione, pronti a stroncare con la prosopopea dei veri melomani qualunque difetto, vero o presunto. Della Callas si diceva che cantava con una patata in bocca, ma ne avevamo un po' per tutti.

Nessun commento: